Il Long Covid ha vita breve, dopo sei mesi molti problemi scompaiono

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Dal long Covid si guarisce. A stare meglio, sei mesi dopo il tampone negativo, è fra gli altri il sistema sanitario. Lo dimostra uno studio condotto in Lombardia, che ha seguito 50mila persone contagiate durante la prima ondata e guarite entro il 30 giugno 2020.

Se nella seconda metà di quell’anno avevano fatto ricorso a ospedali o medici di famiglia in maniera ancora superiore al normale, a partire dal 2021 la loro salute – misurata in termini di prestazioni richieste al sistema sanitario – è migliorata, tanto da tornare in linea con la situazione precedente alla pandemia.

L’aumento dei sintomi nei primi sei mesi

Gli autori della ricerca appartengono al Policlinico e all’università di Milano (Pier Mannuccio Mannucci), all’Ircss Multimedica e all’università di Milano (Sergio Harari), alla Regione (Ida Fortino e Olivia Leoni) e dell’Istituto Mario Negri (Giuseppe Remuzzi, Alessandro Nobili, Mauro Tettamanti, Barbara D’Avanzo e Alessia Galbussera).

Con un’analisi pubblicata a primavera avevano già notato un aspetto inquietante della pandemia: chi era stato ricoverato per Covid, ma poi era stato dimesso, in un caso su 5 era dovuto tornare in pronto soccorso entro sei mesi per motivi diversi dall’infezione. Il 15% dei pazienti finiti in terapia intensiva per il coronavirus e poi usciti aveva subito un nuovo ricovero, sempre entro sei mesi. L’1,2% dei contagiati, anche con sintomi leggeri, era poi deceduto per cause non direttamente legate all’infezione. Anche quando si supera – era il messaggio finale – il Covid lascia strascichi sulla salute che pesano sul singolo individuo, e anche sul sistema sanitario.  

I miglioramenti

Sei mesi più tardi, la situazione è migliorata. “Almeno per quanto riguarda i sintomi più importanti, quelli che richiedono l’assistenza ospedaliera o del medico di famiglia, il long Covid non dura molto” spiega Mannucci. I parametri dei 50mila contagiati della prima ora sono tornati ai livelli medi che precedevano la pandemia. “Certo, noi non teniamo conto di sintomi più soggettivi, come ansia o stanchezza. So di persone che continuano a lamentare malessere anche dopo molti mesi” prosegue Mannucci.

Nel loro articolo – pubblicato come il precedente di marzo sul Journal of Internal Medicine – viene ricordata una pubblicazione recente proveniente da Wuhan secondo cui anche due anni dopo il contagio gli strascichi continuano a minare la salute di alcuni guariti. “Ma la nostra sensazione è che il problema del long Covid non sia preoccupante come avevamo temuto all’inizio, almeno dal punto di vista della sanità pubblica” dice il professore di medicina interna alla Statale.

L’enigma delle varianti

Le prossime tappe dello studio riguarderanno anche le ondate successive alla prima: non è ancora chiaro se le varianti emerse a partire dalla seconda metà del 2020 abbiano prodotto effetti diversi, dal punto di vista del long Covid. “Vorremmo per esempio capire – spiega Mannucci – se le persone guarite assumano più farmaci o eseguano più esami diagnostici, e per quale motivo. Ma la raccolta di tutti questi dati richiede ovviamente il suo tempo”.   

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